Eppur si tratta

Scritto per RadioArticolo1.

Se il buongiorno si vede dal mattino, o addirittura dalla sera prima, la battutaccia del presidente del Consiglio a Matrix, non faceva presagire nulla di buono.  E in effetti nella riunione presieduta dal ministro Elsa Fornero, che aveva al suo fianco il ministro dello Sviluppo Corrado Passera e il vice ministro Michel Martone (quello dei laureati “sfigati”, per capirci) non ci sono state grandi svolte in positivo. Ma neanche in negativo, a dir la verità. E questo, in tempi come quelli attuali, forse non è poco e va apprezzato.

Michel Martone, Elsa Fornero e Corrado Passera

Cgil Cisl e Uil l’hanno fatto, valorizzando tutto quello che si poteva valorizzare. Hanno apprezzato, ad esempio, che Elsa Fornero, a domanda esplicita dei sindacati, abbia risposto che il governo lavorerà per fare l’accordo. (Anche se dalla Sala Verde è uscita un’indiscrezione per cui Fornero avrebbe aggiunto: “se l’accordo c’è, siamo contenti, se no non perderemo il treno della riforma”) Sul metodo i sindacati hanno valorizzato anche l’abbandono dell’idea un po’ bizzarra della trattativa “telematica”, tornando al vecchio sistema dei tavoli e anche questo è stato. E anche sui contenuti, Camusso Bonanni e Angeletti hanno apprezzato la correzione di rotta sulla cassa integrazione.

L’impressione, vista da fuori, è che i sindacati si aspettassero forse un po’ di più ma, dopo l’uscita di Monti, temessero un irrigidimento ulteriore, che avrebbe reso tutto più difficile. E che in conferenza stampa abbiano fatto sfoggio di tutta la diplomazia possibile. Angeletti ha parlato della necessità di una “discussione seria e produttiva sul mercato del lavoro, partendo dalla priorità vera, i 200 mila che nelle prossime settimane rischiano di diventare disoccupati”.  Bonanni ha specificato che “Noi tratteremo sino alla fine, non daremo esca a nessun estremista che invita allo scontro. Ma il governo deve fare lo stesso”. E Susanna Camusso, apprezzando l’apprezzabile, ha comunque sottolineato che “se sui salari  si parla solo di produttività e non di fisco, questo vuol dire che non si pensa a migliorare i salari dei lavoratori”. Così come, ha sottolineato, “sviluppo e crescita non si possono ridurre alle liberalizzazioni. Sulla crescita c’è solo un ‘titolo’ senza intenzioni concrete di provvedimenti, come se ciò che doveva essere fatto sia stato già fatto. Mentre la politica economica, l’intervento pubblico sono necessari per far ripartire l’economia”.

Non sarà una trattativa facile, non c’è dubbio. Non è nel Dna di questo governo, a differenza di quello che avvenne quasi vent’anni fa. Ma i tecnici, si sa, non sono tutti uguali. Ciascuno ha la sua storia, la sua cultura. E queste cose pesano.

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