Un autoritratto piccolo piccolo di un pittore immenso, che si raffigura mentre dipinge (l’autoritratto?) con un cappello speciale, nel quale poteva infilare un bel po’ di candele per continuare a lavorare anche quando fuori faceva buio.
Il viaggio a Madrid è stata anche l’occasione per conoscere un po’ Francisco José de Goya y Lucientes. Un pittore che avevo colpevolmente trascurato, un artista incredibile. Dai ritratti di corte ai cartoni per gli arazzi, dai Caprichos alle incredibili pitture negre della Quinta del Sordo, quest’uomo sorprende sempre. Spesso anticipa quello che succederà nella pittura cento, centocinquant’anni dopo come se fosse la cosa più naturale del mondo. È un peccato che al Prado non si possa fotografare (anzi, forse è un bene perché se no la mia visita sarebbe durata quasi all’infinito).
Ho riperticato sulla rete due delle opere che più mi hanno impressionato nei nostri giorni madrileni. Eccole.
Il celeberrimo Los fusilamientos del très de mayo, un quadro che per oltre quarant’anni rimase nei magazzini (e si capisce perché…).

Il ritratto di Fernando VII, el rey felòn.

Quando ripenso a tutte le opere di Goya che ho visto a Madrid sono ancora senza parole.