La città della musica

Amo Napoli. La conosco pochissimo, invero. Qualche puntata negli anni per lavoro (ma quelle non contano, se non per conoscere un po’ i napoletani) e una vacanza tra natale e capodanno una decina d’anni fa (con immancabile visita a Oplontis  – splendida – ed Ercolano – incredibilmente fascinosa). Ma in tre-quattro giorni, seppure intensi e ben farciti, puoi solo grattare un po’ la superficie di una realtà che è immensamente più complessa.

imagesAmo Napoli. La prima volta che ho capito quanto fosse bella è stata su un traghetto che tornava da Ischia (dove credo fossi stato per un congresso sindacale).
Fuori stagione, quindi, ma era una bella giornata e, stando sul ponte della nave, ho visto le migliaia e migliaia di finestre della città e ho capito che anche loro vedevano me. Cioè, non me ma il panorama indescrivibile nel quale in quel momento c’ero anch’io.

Alessandro_ScarlattiAmo Napoli per la sua cultura, la sua lingua, la sua musica. Quella di oggi e di ieri – e, a proposito, mi è piaciuto molto il film Passione di John Turturro – ma anche quella dell’altroieri. Di quei secoli – Sei e Settecento – in cui Napoli è stata davvero una – se non la – capitale dela musica.
Tempo fa ho comprato un cd della serie Classic voice Antiqua dedicato alla Napoli degli Scarlatti, che torna ciclicamente sul mio lettore ad allietare le nostre colazioni a letto (una delle cose per cui vale la pena vivere…).

Un compact disc davvero fantastico, che vale la pena di cercare, di possedere e – ovviamente – di ascoltare, di cui riporto due brani. Uno, l’Exsultate del Magnificat di Alessandro Scarlatti, nell’interpretazione esemplare del Concerto Italiano di Rinaldo Alessandrini.

PorporaL’altro brano, impressionante nella sua modernità (ascoltate la frase che inizia al minuto 2 e 44, se non potrebbe stare perfettamente in una grande canzone degli inizi del 900…), è la Lezione III del terzo dei Notturni per i defunti di Niccolò Porpora, di una ventina di anni più giovane di Scarlatti (era nato nel 1686), praticamente coetaneo dei tre grandi nati nel 1685 (Bach, Haendel, Telemann), uno dei tanti notevoli musicisti “dimenticati o quasi” di quell’epoca. L’esecuzione è dell’ensemble Dolce & Tempesta, diretto da Stefano Demicheli, contralto Romina Basso.

3 pensieri su “La città della musica

  1. Alla “città della Musica” sono stato stamattina, anche per visitare la mostra su Verdi a Napoli organizzata dal Conservatorio. In una bacheca l’autografo dell’unico quartetto composto da Verdi e donato alla biblioteca del San Pietro a Majella, per l’intercessione di Giuseppina Strepponi. Al ritorno, in macchina, ho ascoltato per la prima volta l’ultima composizione di Verdi (sic docet D’antò) lo Stabat Mater degli Inni sacri. L’aria di Napoli e le sue suggestioni musicali rinfrancano lo spirito; però, Passione di Torturro mi ha un po’ deluso. L’altra sera in tv ho visto un documentario dedicato ai castrati di Napoli con Cecilia Gasdia che canta e parla della dura disciplina imposta da Porpora ai suoi allievi. Ciao, Enrico

    • Su Turturro, probabilmente, dipende, più che dalle aspettative (anch’esso un criterio possibile) dal livello di conoscenza della materia. Che da parte mia non è così grande e radicato (a parte l’abbastanza recente frequantazione con Murolo e la sua opera: a mio avviso insuperabile).
      Ma l’idea di Turturro di fare di Napoli un crocevia di vari filoni della musica mondiale, un lago in cui confluiscono e da cui defluiscono ritmi e accenti i più diversi, che coesistono con una storia plurisecolare, beh, questa idea mi piace assai. Per non parlare poi di alcune gemme, come “Era de maggio” in versione Fado…

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