Olivi

IMG_3895Quello della Bassa Sabina, detta anche “Sabina Tiberina”, è un paesaggio fortemente antropizzato. Lo dimostrano i tanti oliveti, curati, potati, piantati in file regolari, come quelli che si vedono, nel fondovalle e salendo verso Castelnuovo di Farfa, in questa foto che ho scattato qualche giorno fa dalla sala di lettura della Biblioteca dell’Abbazia di Farfa ( o come dice la dicitura ufficiale: Biblioteca del Monumento nazionale di Farfa).

Grande pianta, l’olivo. Che l’uomo distorce e plasma nella potatura non tanto perché produca più olive, ma perché sia più agevole raccoglierle: limitandone l’altezza, sfoltendone i rami, modellandone la forma, ad esempio a cilindro, in modo che si possano raccogliere le olive sia dall’esterno del cilindro che dall’interno, facendole cadere nelle reti stese a terra e raccogliendole poi nelle cassette impilabili che verrano portate al frantoio.

Ma l’olivo, se lasciato a se stesso, come tutte (o quasi) le piante tende verso l’alto. Nella foto qui sotto, in  due terreni adiacenti, due tipologie di olivo: a sinistra del cancello quelli potati, e dunque in produzione; a destra una pianta “nature”, che magari produce anche un numero maggiore di olive, ma nelle cui fronde è praticamente impossibile entrare per raccoglierle.

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