Che miracolo, beato Ippolito

I frequentatori dell’altro mio blog (l’attualmente immobile Vado alla guerra) hanno già letto del beato “di famiglia”, Ippolito Galantini, vissuto a Firenze tra la fine del 500 e il 600, amico e discepolo di S.Filippo Neri e fondatore della Congregazione della Dottrina cristiana, con la quale cercava di tenere i giovani lontani dai casini e vicini alla fede. Il popolo fiorentino, creativo come sempre, li chiamò Vanchetoni, i suoi ragazzi, nel senso che andavano cheti, tranquilli. Ippolito morì a 54 anni nel 1619 e duecent’anni dopo (nel 1825) venne fatto beato.

Immagine

Il monumento a G.G.Belli in Trastevere

Giuseppe Gioacchino Belli assistette alla cerimonia di beatificazione in S. Pietro e scrisse questo sonetto, dal titolo “Li Morti arisusscitati”. Leggiamolo insieme.

“Fra tutti li miracoli ppiú bbelli
er mejjo è dder Beato Galantino,
che ddiede er volo a uno spido d’uscelli
bbell’e arrostiti ar foco der cammino.

Come vedde volà li su’ franguelli,
figurateve l’oste fiorentino!
Dicheno c’arrivò ppe rritenelli
sino a offrí ar Zanto un mezzo bbicchierino!

«Nun zerve che mme preghi e cche mme guardi»,
rispose er Zanto: «io parlo verbus-verbo.
P’er vino, co li debbiti ariguardi,

lo bbeverò ppe nnun paré ssuperbo:
ma ppe l’uscelli, fijjo caro, è ttardi.
Vanno a Ssan Pietro, e ggià stanno a Vviterbo».

Non c’è che dire, un miracolo modernissimo, da animalista ante litteram. Non “il miracolo” per cui venne fatto beato, ma un “miracoletto” in grado di attirare l’attenzione del popolo romano. Scrive infatti lo stesso Belli nelle note che aveva redatto in spiegazione del testo. “È stile, nel rito delle beatificazioni e canonizzazioni, di esporre sulla porta maggiore della Basilica Vaticana la pittura di un miracolo di mezzo scarto nel processo che precedette il solenne decreto. Il miracolo degli uccelli chiamati alla resurrezione della carne fu anch’esso ammirato al suo posto”.

Non so voi, ma a me questo miracolo è sempre piaciuto un sacco. Ma io sono di parte… anzi, di famiglia…

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