Come la Sora Lella

L'angolo con la macchina del caffè

L’angolo con la macchina del caffè

Il problema in clinica non è la fatica. Quella la si cerca, serve, fa bene. Siamo qui per questo e non ci tiriamo indietro davanti a niente (più o meno). Dagli esercizi sul lettino contro la forza di gravità (come la Sora Lella nei panni della nonna di Verdone: alza la gamba, abbassa la gamba…), a quelli in piscina, uguali e contrari a quelli sul lettino (efficaci ma cazzo quanto pesanti), alle camminate nei corridoi (testa alta, guarda avanti, coordina il movimento delle stampelle con quello delle gambe…).

Quello che è veramente pesante è il tempo che non passa mai. Mentre qualche vicino di stanza, diciamo non del tutto lucido, grida a squarciagola la sua paura e i suoi dolori, e qualcun altro un po’ sordo si spara la televisione a tutto volume fino a sera molto inoltrata. Dopo cena, vale a dire verso le sette meno qualcosa ci si trova vicino alla macchina del caffè e si parla del più e del meno. Della propria parte dolente (lei è un’anca? Io un ginocchio – e i ginocchi sono la maggioranza tra le protesi), di quando si uscirà, dei dolori e delle fatiche  attraverso i quali si è passati. Così ciacolando, si fanno le sette e mezza, sette e tre quarti. Un’ultima camminatina e via in camera per sentire Mentana. Il più è fatto. Resta solo la notte. (SOLO LA NOTTE?)

2 pensieri su “Come la Sora Lella

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