Paure

Affronto l’operazione di lunedì senza l’incoscienza con cui ho affrontato altre operazioni e altri momenti difficili in altri tempi (a meno che l’incoscienza che ricordo non sia uno di quei falsi pezzi di passato che ogni tanto ci creiamo – e non lo escluderei).

È da qualche tempo che scherzo (ma mica poi troppo) sulla mia prossima dipartita in sala operatoria – e certo andarsene per una protesi d’anca sarebbe una bella impresa. Cerco di esorcizzare una paura sorda, quella di morire, che mi assale ogni tanto (ogni tanto tanto, se posso scherzarci un po’ su), una paura che evidentemente ne nasconde altre che non voglio vedere. Quando l’ho capito sono stato subito meglio. Per un po’, almeno. E ho cominciato a ragionare su queste altre paure. E ne ho individuate almeno due. Una, la più immediata, quella del dolore e della fatica della rieducazione della gamba. Ci sono già passato, quasi vent’anni fa, e non è stato così tremendo. Ma allora avevo quarant’anni e certo qualche differenza con oggi c’è. L’altra paura è quella di dover poi passare per una protesi anche per l’altra anca, la sinistra. Cosa che l’ortopedico non prende in considerazione: l’ultima radiografia non segnalava particolari artrosi a sinistra e i dolori che sento oggi sono dovuti al superlavoro cui oggi è costretta dal declino dell’altra – e in effetti la mia povera gambetta destra si è accorciata di molto in questi ultimi mesi (credo non a caso dopo l’incidente in moto…). Camminare così sbilanciato è sempre più faticoso, ma i dolori che sento sembrano tanto i classici dolori da artrosi.

Comunque sia, lunedì è sempre più vicino e non ci sono possibilità di fuga. Né del resto avrebbe senso scappare. Affronterò con il sorriso sulle labbra la prova. Vabbè, diciamo che affronterò la prova e basta. Una volta partita l’anestesia, è fatta, per quello che mi riguarda. Poi, quando mi risveglierò, comincerà un’altra storia.

Quarantacinque anni fa, quando al Rizzoli intervennero per la prima volta sulla mia anca, al risveglio vidi mia madre e le dissi, tutto orgoglioso: “Hai visto che non ho pianto?“. E lei, sorridendo, mentre asciugavano con il phon l’enorme gesso che mi avvolgeva: “Ma che dici, se hai pianto per due ore…“.

5 pensieri su “Paure

  1. l’anestesia è una grande invenzione….se ne inventassero una anche per l’anima da somministrare nei giorni precedenti saremo a cavallo.
    caro enri tu vai e non dimenticare a casa il controcagone che fa sempre comodo, noi saremo nascosti ovunque in sala operatoria a controllare che tutto venga a fatto a dovere

  2. Enrico ci saremo anche noi con te assieme al cantrocagone. Puccio si offre per la notte, ma ti ricordo che la volta precedente aveva russato.
    Baci grandi e affettuosi

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