L’inno giusto

Goffredo Mameli e Michele Novaro

Vorrei spendere questo post, il trecentesimo di questo mio blog, per andare, una volta tanto, controcorrente. E la metto giù lì, senza tanti giri di parole. A me l’inno italiano piace proprio. Sì, il tanto bistrattato “Fratelli d’ Italia, l’Italia s’è desta” del duo Mameli-Novaro è un bell’inno e soprattutto è l’inno giusto per questo paese. E per dirla proprio tutta, mi piace di più anche della tanto celebrata Marsigliese (perfetta, a parte l’immortale scena di Casablanca, solo per il coté trombonesco dei cugini d’oltralpe…).

Poi lo so che ci sono altri inni, di altri paesi, oggettivamente più belli (e con ben altri musicisti dietro). Ma il nostro, con l’immortale fanfara introduttiva e la sua andatura bellicosa e caciarona, è il ritratto perfetto del popolo dello stivale. Lasciamo stare il testo (del resto conosciamo tutti a malapena la prima strofa e tutto sommato non è male fermarsi lì, nonostante l’eroismo di chi ne scrisse il testo: Mameli morì ventiduenne nella difesa della Repubblica romana) ma la musica il suo dovere lo fa tutto, coinvolgente e anche travolgente (immagino qui le persone di buon gusto che storcono il naso; ma che lo storcano pure, c’è sempre tempo per raddrizzarlo…) nel suo andare avanti a passo di carica fino alla nota di quel “sì” apocrifo, dopo il verso “l’Italia chiamò”, che giunge come una promessa e una liberazione.

PS Tra le tante cose buone che C. A. Ciampi ha fatto per questo paese c’è stata anche l’insistenza sull’inno, sul cantarlo assieme (anche se ha creato mostri come l’interpretazione di Gigi Buffon…).

PPS Dal sito del Quirinale, il racconto della genesi dell’Inno. ” La testimonianza più nota è quella resa, seppure molti anni più tardi, da Anton Giulio Barrili, patriota e poeta, amico e biografo di Mameli.
Siamo a Torino: “Colà, in una sera di mezzo settembre, in casa di Lorenzo Valerio, fior di patriota e scrittore di buon nome, si faceva musica e politica insieme. Infatti, per mandarle d’accordo, si leggevano al pianoforte parecchi inni sbocciati appunto in quell’anno per ogni terra d’Italia, da quello del Meucci, di Roma, musicato dal Magazzari – Del nuovo anno già l’alba primiera – al recentissimo del piemontese Bertoldi – Coll’azzurra coccarda sul petto – musicata dal Rossi.
In quel mezzo entra nel salotto un nuovo ospite, Ulisse Borzino, l’egregio pittore che tutti i miei genovesi rammentano. Giungeva egli appunto da Genova; e voltosi al Novaro, con un foglietto che aveva cavato di tasca in quel punto: – To’ gli disse; te lo manda Goffredo. – Il Novaro apre il foglietto, legge, si commuove. Gli chiedono tutti cos’è; gli fan ressa d’attorno. – Una cosa stupenda! – esclama il maestro; e legge ad alta voce, e solleva ad entusiasmo tutto il suo uditorio. – Io sentii – mi diceva il Maestro nell’aprile del ’75, avendogli io chiesto notizie dell’Inno, per una commemorazione che dovevo tenere del Mameli – io sentii dentro di me qualche cosa di straordinario, che non saprei definire adesso, con tutti i ventisette anni trascorsi. So che piansi, che ero agitato, e non potevo star fermo.
Mi posi al cembalo, coi versi di Goffredo sul leggio, e strimpellavo, assassinavo colle dita convulse quel povero strumento, sempre cogli occhi all’inno, mettendo giù frasi melodiche, l’un sull’altra, ma lungi le mille miglia dall’idea che potessero adattarsi a quelle parole. Mi alzai scontento di me; mi trattenni ancora un po’ in casa Valerio, ma sempre con quei versi davanti agli occhi della mente. Vidi che non c’era rimedio, presi congedo e corsi a casa. Là, senza neppure levarmi il cappello, mi buttai al pianoforte.
Mi tornò alla memoria il motivo strimpellato in casa Valerio: lo scrissi su d’un foglio di carta, il primo che mi venne alle mani: nella mia agitazione rovesciai la lucerna sul cembalo e, per conseguenza, anche sul povero foglio; fu questo l’originale dell’inno Fratelli d’Italia.”

3 thoughts on “L’inno giusto

  1. certo dall’immagine di Goffredo si fa fatica a pensarlo come un giovane ventenne/ventiduenne. Forse è l’effetto della barba lunga e pizzuta e dei baffi che ricordano un pò il re.

    • eppure, nato nel 1827, nel 1849 ci lasciò prima una gamba e poi la vita. È sepolto nell’ossario del Gianicolo: hai presente il monumento accanto a S. Pietro in Montorio, dove c’è scritto o Roma o Orte?

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