Epifania nella vigna

Esiste. L’ho sentito. E poi – udite udite – l’ho anche visto. Stavo nella vigna a scacchiare il filare del cesanese, quando l’ho sentito. All’inizio quasi non ci ho fatto caso, sembrava il solito gracchiare del solito uccello non meglio identificato. Poi, la rivelazione. Era lui, l’uccello che gira le viti del mondo.

Sarà che ho iniziato da due giorni il romanzo di Murakami, ma quel gracchiare mi sembrava proprio il rumore uno che utilizzasse un avvitatore un po’ arrugginito.

M. lo introduce così, a pagina 10 del suo romanzo: “Dagli alberi intorno arrivava costantemente il verso di un uccello, stridente come se qualcuno stesse avvitando qualcosa. Noi lo chiamavamo l’uccello-giraviti. Era stata Kumiko a chiamarlo così. Il suo vero nome non lo sapevamo, non sapevamo neanche che aspetto avesse. Ma questo all’uccello-giraviti era indifferente, ogni giorno veniva sugli alberi lì intorno a stringere le viti del nostro piccolo mondo tranquillo”.

All’inizio neanche io sapevo che aspetto avesse. Lo sentivo dentro le fronde di un albero, più in alto di me. Poi da un altro albero, più in basso. Poi dalla vigna, qualche filare più in là. Alla fine l’ho visto: stava appollaiato su una delle filagne che reggono l’impianto della vigna. Era nero, ma con il torso, e soprattutto la pancia, bianchi. E una coda nera abbastanza lunga.  Era anche un po’ cicciotto (“appollaiato” gli stava benissimo come descrizione, anche se forse gli sarebbe stato meglio “appollacchiato”). Poi ha preso il volo verso un altro albero. Sembrava una gazza oversize. Era una gazza oversize. Chissà se davvero gira le viti…

Anche se, a ben vedere, l’interrogativo vero è se esistano viti che tengono assieme il mondo o se è tutto un gran casino che sta su con lo sputo e quasi per forza d’inerzia. A vedere quello che succede in questi giorni propenderei per la seconda ipotesi.

6 thoughts on “Epifania nella vigna

  1. ma l’uccello che gira le viti del mondo ha un cinturone sotto la pancia, come una specie di cartucciera, con tutti i giravite (o giraviti? o giraditi?) possibili e immaginabili per girare tutte le viti possibili e immaginabili?
    comunque se Gal Xia suggelisce, io compla subito

  2. Ho sempre seguito le segnalazioni di Galantini e raramente me ne sono pentita. Dopo aver letto post Galantini, ho chiesto a Livia di prestarmi il libro (che le avevo regalato a Natale 2007, lei aveva già letto e apprezzato Norwegian Wood) e l’ho iniziato a leggere in condivisione con un altro libro. Ancora sono a pagina 24, lui sta cercando il gatto nel vicolo e incontra la ragazza che lo invita a bere una Coca Cola. Mi piace l’idea che “senza una ragione particolare” lui lascia un lavoro apparentemente buono. Anche io ho lasciato un lavoro sicuro e buono. Anche io “mi facevo i complimenti da sola perchè entro i limiti delle mie mansioni avevo un certo talento”. Anche a me quando annunciai al capo del personale che volevo aderire all’incentivazione all’esodo, il capo “mi disse che potevano concedermi un aumento di stipendio” (specificando che quella di andare via era un’esigenza mia e non dell’azienda). Anche io “mi licenziai ugualmente”. Forse ora ho capito che una ragione particolare c’era : non era un lavoro che avevo scelto io!!!

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