Sono stato folgorato. E non ero sulla via di Damasco. Probabilmente ero a letto o in poltrona a leggere e la salita abbastanza dura che fino allora era stato andare avanti con questo libro è diventata all’improvviso non discesa, che anche quella è un’altra fatica, ma uno di quei falsopiani a larghe curve in cui non occorre nemmeno pedalare per acquisire velocità e godersi la bellezza del paesaggio con tanto di sole in faccia e vento tra i capelli (chi ce l’ha).
(La metafora ciclistica si riferisce a ricordi lontanissimi di vacanze in Val di Fiemme tra la fine degli anni 50 e l’inizio dei 60, ché da quando a 12 anni ho avuto i miei primi problemi all’anca, e la bicicletta è diventata una cura, quello che era amore puro è diventato insofferenza…)
Ma torniamo al libro di cui sopra. Che è Dance Dance Dance di Murakami Haruki. Il primo che leggo di questo scrittore e certo non l’ultimo. Non è facile spiegare la folgorazione. Forse non l’ho capita fino in fondo neppure io. Ma mentre prima faticavo ad andare avanti e trovavo il tutto scritto meravigliosamente ma freddo, irreale, forzato (pesava su questo un mio pregiudizio, di cui non saprei neanche dire bene com’è nato, sull’essere “di moda” di M.). Come dire” vabbe’, vediamo dove vuole arrivare”… Frase che a ben vedere continuo a dire dentro di me anche adesso, ma con un’intonazione affatto diversa, con una curiosità profonda, mista a un’ammirazione se possibile ancora più profonda. Perché adesso ho capito (forse sarebbe meglio dire: sento) che quello che racconta M., per quanto inverosimile sia, è vero. Ed è vero perché è lì, in quelle pagine, nel mondo creato in quelle pagine, che avviene. Che è poi quello che credo faccia ogni scrittore vero.
Così sono entrato anch’io nel gioco. Anche perché dentro di me ho sempre saputo che tutto è collegato…
P.S. Non mi ricordo chi me l’ha regalato, Dance Dance Dance, ma chiunque tu sia, grazie dal più profondo del cuore…
Ha mia folgorazione è stata “L’arte di correre”, anche per me una conquista pagina dopo pagina, fino al grande dispiacere di essere a due-tre pagine dalla fine.
Forse lo rileggerò. indimenticabili le pagine sulla supermaratona.