Fase due. Primo incontro

 

Scritto per RadioArticolo1

Elsa Fornero, Mario Monti, Corrado Passera

Ormai ci siamo. Dopo le liberalizzazioni stop and go (con un primo consiglio dei ministri durato otto ore e un altro programmato per venerdì prossimo sulle semplificazioni) e i sussulti berlusconiani (l’ex premier si aspetterebbe addirittura di essere richiamato: da chi, da Napolitano?), lunedì 23 parte il confronto tra il governo e le parti sociali, sul mercato del lavoro e sulla crescita. Introdotti da un tavolo preliminare con il presidente del Consiglio, che qualcuno ha incautamente definito “filosofico”, poi i tavoli, stando alle indiscrezioni, dovrebbero essere due: uno sul mercato del lavoro con il ministro Fornero, l’altro sulla crescita con il ministro Passera. E se fosse davvero così, il governo avrebbe cambiato almeno in parte idea venendo incontro alla richiesta dei sindacati di una trattativa a largo raggio, non solo su quel mercato del lavoro che, secondo il Monti dei primi giorni, era l’unico campo sul quale consultare le parti sociali, in quanto direttamente interessate alla materia. Vedremo.

Luigi Angeletti, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni

Certo Cgil Cisl e Uil si sono preparate a una trattativa seria preparando una piattaforma di ampio respiro (nove cartelle approvate il 17 gennaio dalle segreterie unitarie, che hanno tornato a riunirsi per l’occasione dopo tanto, troppo tempo). Nove pagine che in estrema sintesi chiedono un vero e proprio piano del lavoro, rilanciando gli investimenti (infrastrutturali, materiali e immateriali, nei trasporti, nelle reti energetiche, nella manutenzione e difesa del suolo, nell’innovazione, nella ricerca), “utilizzando a questo fine tutte le risorse pubbliche disponibili, coinvolgendo le imprese e i capitali privati, sbloccando il patto di stabilità negli enti locali per gli investimenti e ottimizzando l’utilizzo dei Fondi nazionali ed europei per il Mezzogiorno”.

Uno sforzo grande e coordinato di tutto il paese, insomma, all’interno del quale semplificare i contratti incentivando il lavoro stabile (e puntando sui contratti di apprendistato e di inserimento, rispettivamente per i giovani e per chi ha perso il lavoro, invece di fumosi “contratti unici” che tali poi non sono), riformare gli ammortizzatori sociali, combattere davvero la precarietà, modificare le misure sulle pensioni. Ma i sindacati chiedono anche un intervento indispensabile e in tempi brevi per ridurre il carico fiscale, trovando le risorse dalla lotta all’evasione. Quanto alle liberalizzazioni – ma su queste il governo si è mosso d’anticipo – è vero che possono sostenere la crescita, sostengono i sindacati, a condizione, però, che non si traducano in un’azione indistinta e improvvisata frutto di una lettura affrettata e ideologica. E le prime reazioni in casa sindacale non sono certo entusiastiche. “Le intemperanze liberatrici ci porteranno dei guai” ha detto Susanna Camusso, parlando in particolare delgli orari di lavoro dei negozi. E anche la decisione sul contratto nazionale dei ferrovieri non piace affatto.

Insomma, Cgil Cisl e Uil rilanciano la palla nell’altro campo. A un governo che a volte ha tentazioni solipsistiche ricordano (senza dirlo) che c’è già stato uno che diceva “ghe pensi mi” e poi o non combinava niente  o combinava guai. La vera saggezza, che ai professori non dovrebbe mancare, sta anche nel capire che il confronto non è mai inutile, che i corpi intermedi (come in linguaggio tecnico si chiamano organizzazioni come i sindacati) non sono un intralcio, sono una opportunità.

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