La testa, le viscere o il cuore?

Larry Carlton

Qualche tempo fa in un’intervista Steve Lukather, uno che di chitarristi se ne intende e non poco, alla domanda su quale fosse secondo lui il migliore assolo di chitarra della storia del rock, rispose che senza dubbio era quello di Larry Carlton nel pezzo Kid Charlemagne degli Steely Dan. Un assolo relativamente breve, meno di un minuto (49 secondi, per l’esattezza) ma che, diceva Lukather, gli aveva fatto capire che cosa si potesse (e anche che cosa si dovesse, potendo) fare con la chitarra. E in effetti, a risentirlo, a distanza di 35 anni (l’album Royal Scam è del 1976) ancora colpisce l’inventiva con cui in quel breve lasso di tempo Carlton (che, ricordiamolo, ha una formazione jazzistica) va sempre dove non te lo aspetti puntando più che sulla velocità sulla precisione e sulla fantasia, aiutato forse in questo da un pezzo che ha dalla sua degli accordi non banali e una ritmica spezzata e coinvolgente.

Io, se dovessi rispondere alla fatidica domanda di cui sopra, potrei anche essere d’accordo con Lukather. Perché quell’assolo, che so quasi a memoria, riesce sempre a farmi sentire un ascoltatore più intelligente… Anche se, dovendo scegliere il migliore di tutti i tempi, ce ne sono altri due che ogni volta che li sento eccitano forse non tanto l’intelligenza quanto il ventre, l’uno, e il cuore, l’altro.

Mark Knopfler

Se si parla di viscere, come non mettere al primo posto l’interminabile orgasmico solo di Mark Knopfler nella versione live di Sultans of swing contenuta nell’album Alchemy? Quella cavalcata senza fine a un ritmo sempre più spinto, al punto che pensi «Adesso questo si frattura qualche cosa, o gli viene un infarto, non è possibile che vada ancora più forte». E invece sì che è possibile, ascoltare per credere. Meglio ancora se potete procurarvi il video: in questo caso vedere aiuta l’emozione, sarà anche per via di tutto quel  rosso che pervade l’immagine…

Neil Young

Il terzo assolo parla invece al cuore. Ed è opera di un chitarrista che in quanto a tecnica lascia a desiderare, se lo paragoniamo ai tanti grandi che negli ultimi 40 anni hanno fatto parlare di sé sui palchi di tutto il mondo. Neil Young è un grande artista, ha composto alcune tra le più belle canzoni della storia del rock, ha una voce inconfondibile anche adesso a quasi settant’anni, ma come chitarrista non è certo un numero uno. Eppure, ogni volta che ascolto la versione live di Like a hurricane registrata durante il tour del 1978 e che si trova nel film Rust never sleeps, quelle note lunghe, lancinanti, tirate oltre il credibile secondo me hanno un’intensità emotiva che pochi altri, anzi nessun altro ha più raggiunto. E la domanda allora è: possibile che il più grande assolo di sempre sia opera di un chitarrista in fondo poco più che mediocre?

Quale dei tre, dunque? Io me li tengo tutti e tre. Se proprio dovessi scegliere, probabilmente saprei per quale optare. Ma ci sono già tante scelte complicate da fare tutti i giorni che se posso questa me la evito volentieri.

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