Scritto per Radio Articolo 1.
Il problema è tutto negli occhiali. Il professor-senator-presidente Monti, che senza alcun dubbio è una brava persona ed è lontano mille miglia dal satrapo che l’ha preceduto – così come i suoi ministri rispetto alla maggior parte dei loro predecessori –, guarda la crisi con occhiali da liberista. In questo in piena sintonia con la maggioranza di coloro che oggi reggono le sorti dell’Europa (e che la stanno portando verso il baratro).
Con la manovra “salva Italia” insiste sui tagli e sul rigore (incalzato in questo da Merkozy & co, dove il “motore” è ovviamente la signora Merkel e il suo paese). Sottovaluta il problema equità (o meglio, probabilmente fa quel che può, visto che poi in Parlamento i voti del centrodestra sono indispensabili per far passare la manovra; ma penalizzare così oltre il 50 per cento dei pensionati è francamente troppo, davanti a quel misero 1,5 per cento in più per chi ha usufruito dello scudo fiscale). Ma soprattutto è deficitario sul piano della crescita.
Dice l’economista Nouriel Roubini su Twitter: “Che cosa stimolerà la crescita in Italia, visto che l’ulteriore austerità fiscale e le tasse più alte renderanno più dura la recessione?” E francamente ce lo chiediamo anche noi.
Monti, come tutti i liberisti, crede fortemente che, riducendo il peso dello Stato, sia possibile dare un impulso in grado di mettere l’economia in condizione di riprendersi più o meno da sola. E alcune misure previste dalla manovra – quella sull’Irap, o gli sgravi per chi assume giovani e donne, o le misure a sostegno della ricerca – qualche effetto ce l’avranno. Siamo però sempre nel campo degli interventi “pro ciclici”, come si dice, che assecondano cioè il naturale svolgersi delle cose, interventi sul lato dell’offerta.
Ma se la crisi è da domanda, come dovrebbe essere ormai evidente, bisognerebbe operare con interventi “anticiclici”. Evitando di deprimere ulteriormente la poca domanda che c’è penalizzando i consumi dei cittadini, soprattutto di quelli meno abbienti. E poi – anzi, prima – intervenendo pesantemente sulla domanda, stimolando quella pubblica (investimenti, infrastrutture) che a sua volta potrebbe/dovrebbe poi generare quella privata. In altre parole occorrerebbe guardare alla realtà indossando occhiali “keynesiani”. Non a caso, Obama, facendo così, nonostante la recessione mondiale, è riuscito a ridurre di due punti il tasso di disoccupazione.
Anche perché con gli occhiali “liberisti” il rischio vero è che tutti i sacrifici di oggi non servano a nulla. Ridurre lo spread è importante, importantissimo. Ma se non riparte la crescita, domani saremo punto e da capo: se l’economia reale continua così, domani o dopodomani i tagli dovranno essere ancora più pesanti. È come quando, nel medioevo ma anche fino al settecento, i “medici”, come estremo rimedio a malattie che non capivano, ricorrevano ai salassi. A forza di salassi si resta senza sangue. E si muore.
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