
È in fase avanzata di preparazione il mio calendario 2026 che si intitola appunto “Se quel pittor io fossi”. Ad accompagnare i dodici mesi altrettante foto nelle quali la preoccupazione non è la definizione, la messa a fuoco, l’inquadratura. No, il mio tentativo è quello di fare foto che sembrino immagini dipinte, dapprima con il mio iPhone e poi anche con il computer.
Non so esattamente quando ho cominciato a giocare con l’iPhone, a cercare di realizzare foto che non sembrassero foto: pixellate, acquarellate, poco definite, chiamatele come volete. E non sono nemmeno sicuro di aver cercato di farlo. Più facile che mi sia successo e che mi sia piaciuto. E che ci abbia ri-provato.
E ci ho ri-provato un sacco di volte. Usando il teleobiettivo al massimo quando scatto, oppure cercando poi particolari di singole foto quando le guardo al computer, particolari che, ingranditi, possano darmi quell’effetto. È divertente, mi piace, mi fa credere di fare cose che faccio solo io (ovviamente non sarà così ma perché non pensarlo?) .
E in questo percorso ci stanno bene, anzi benissimo, anche gli errori che a volte scopri guardando poi la libreria foto, immagini scattate senza saperlo o nelle quali la mano è poco ferma durante lo scatto. Tra questi errori rientra la foto pubblicata in questo post. (Che chiude il calendario nella pagina finale, quella dopo il mese di dicembre, quella delle spiegazioni e dei saluti.) Alla fine ho capito cos’è: è uno scatto della chiusa sul Farfa preso dalla mia finestra di sera, durante il quale la mano/le mani devono aver ondeggiato un bel po’. Ma quello che è venuto fuori mi piace. E tanto.
L’ho intitolata Composizione 1. Spero sia la prima di molte.