Quest’anno il mio calendario era pronto ai primi di dicembre. Ma la sera del 7 di quel mese la furia delle Erinni s’è accanita contro il sottoscritto e il suo femore destro (che poi sarebbe il mio femore destro). È iniziata quella sera una lunga immersione in un altro mondo da cui sto riemergendo solo adesso (e ancora parzialmente).
Sto riconquistando pezzetto a pezzetto un po’ di autonomia e prima o poi riuscirò a dare e a mandare il calendario agli affezionati fruitori in giro per l’Italia. Per l’intanto posto questa foto del mese di marzo – un’immagine che mi fa allegria – con il bimbo che cerca di giocare con i cagnolini di bosso nel giardino di Eyrignac. La scena dal vivo era deliziosa e mi sembra che lo scatto ne abbia colto un po’ lo spirito.
Aggiungo qui sotto anche le immagini dei mesi di gennaio e febbraio: un malvone del nostro giardino colto in tutta la sua orgogliosa postura (gennaio);
e un lume di Palazzo Forani a Casperia (febbraio)
È un calendario “a colori”, come dice orgogliosamente il suo titolo, quello di quest’anno. E pensare che nel “pistolotto” finale auguravo a tutti (e quindi anche a me stesso), dodici mesi di seren(dip)ità e addirittura di allegria. Un atto di hybris che è stato evidentemente punito.
Mi restano dieci mesi (scarsi) per invertire il segno sotto cui il 2025 (almeno per me) è iniziato. Avrei bisogno di un Ranieri che mi allenasse. Io comunque ce la metterò tutta.


