Da qualche tempo, da quando PSL ha lasciato, quando vado a Roma a lavorare mi accomodo nella ministanza direttoriale che fu mia per oltre dieci anni. È una strana sensazione: intanto per la mancanza dell’odore di pipa che aleggiava perenne passando per il controsoffitto che univa la mia alla stanza di Renato, mio predecessore (odore che è rimasto come ricordo più vivido del luogo); e poi per le battute un po’ scontate dei colleghi sul passato e il futuro. Battute alle quali nemmeno più rispondo, tutto preso come sono dallo sforzo di far passare in fretta i poco meno di tre anni che mi separano dall’agognata quiescenza (Italia permettendo, e qui tocco ferro…).
L’altro giorno è passato D. che evidentemente è rimasto colpito dalla batteria Jobsiana schierata davanti a me. Il vecchio Imac G5 (che oramai in casa Apple definiscono Vintage, non fornendo più i componenti per ripararli, tanto che quello di casa è defunto per sempre, causa la rottura della scheda grafica); il mio ufficio portatile (san Macbook pro) che ha l’unico difetto di scaldarsi un po’ troppo; l’Ipad con tastiera (non della casa) ottimo per leggere La Repubblica a letto ogni mattina e tenere sotto controllo qualche sito. Sul tavolo c’era anche dell’uva appena colta, ma quella non veniva da Cupertino…
Ecco la storia di queste foto, fatte ovviamente con il mio Iphone e ritoccate un po’ con Iphoto.
