Scritto per RadioArticolo1.
Com’è che aveva definito il suo governo Mario Monti? Un governo strano? Beh, sicuramente del tutto normale non è un governo che pensa di fare un accordo condiviso con le parti sociali (certo, lasciandosi aperta sempre la strada per un’iniziativa autonoma nel caso l’intesa non venisse raggiunta, ma professando ripetutamente di volerlo, questo accordo) e però pensa di intervenire in materie come la riforma degli ammortizzatori sociali senza metterci una lira, pardon: un euro, e quindi si fa trovare impreparato, senza sapere quanto può investire nel mercato del lavoro, quando le parti sociali di cui sopra gli dicono chiaro e tondo che la riforma non può essere a costo zero.
Raccontano i retroscena dei giornali che la riunione ieri a palazzo Chigi sia stata piuttosto burrascosa e che Elsa Fornero si sia trovata di fronte, oltre a Monti, anche Catricalà e Grilli, nelle vesti di custode delle casse e controllore dei conti, che avrebbe detto il classico “bambola, non c’è una lira” (anche se supponiamo che per rispetto alla ministra non le si sia rivolto con questo appellativo, la sostanza deve essere stata questa). Si dice che qualcosa si potrebbe trovare tra le pieghe della lotta all’evasione o dalla spending review che Giarda e Ceriani stanno portando avanti nei bilanci dei ministeri, nei quali comunque da anni sono stati fatti tagli lineari assai pesanti. Ma la materia va approfondita. Di qui la decisione di rimandare l’incontro, per evitare, come la stessa Fornero avrebbe detto ai suoi interlocutori, una “fumata nera”.
Ma quanti sono questi soldi che il governo dovrebbe assicurare? I giornali oggi si sbizzarriscono.
E se il Messaggero parla di 10 miliardi solo per mantenere lo statu quo degli ultimi tre anni, il Corriere della Sera, pur confermando una spesa complessiva nel 2011 di 9,7 miliardi (tra cassa in deroga, disoccupazione e mobilità) parla invece dei 1, 5-2 miliardi che servirebbero solo per la cassa in deroga per il 2012. Aspettando cifre più chiare, vorremmo ricordare solo una cosa. Chi critica il nostro welfare sostiene che esso è sbilanciato nei confronti degli anziani rispetto ai giovani: troppo alle pensioni e poco per il lavoro. Se non andiamo errati, tra i primissimi atti di questo governo “strano” c’è stato quello di inasprire drasticamente i termini di pensionamento per migliaia e migliaia di persone (oltre che di tosare le pensioni sopra i 1.400 euro e rotti togliendo l’adeguamento al costo della vita). Se non ricordiamo male si disse che non lo si faceva per fare cassa (almeno la prima delle due misure) ma per una questione di equità verso i giovani. Questa ennesima riforma (se così la vogliamo chiamare) porterà (e già porta) risparmi cospicui. Se di equità stiamo parlando, perché non reinvestire quei soldi verso il mercato del lavoro e verso i giovani? O è una scelta troppo poco “strana”?

