Vini

Perché questa pagina

Sono stato astemio fino ai sedici anni circa. Poi ho cercato di rifarmi del tempo perduto e, nei successivi quarantaquattro anni (in fila per sei, con il resto di due), posso dire di esserci riuscito. La prima volta che bevvi vino fu a casa di un amico di papà, l’ingegner Mosca, che abitava a Settebagni, in una casa in cima a un poggio, e produceva lui stesso vino. Era bianco, mi sembrò buono, ma lo bevevo soprattutto per sfogarmi con i miei: “in vino veritas”, pensavo e dicevo, e poi, “se sono ubriaco, non sono responsabile di quello che dico”. Mi sfogai così bene che non mi ricordo più il perché di quello sfogo.

LTPer anni ho bevuto da ignorante. Poi, alla metà degli anni novanta, ho seguito dei corsi dell’Arcigola. Il nostro guru era Sandro S., del quale ho seguito svariate serie di lezioni: dai bianchi ai rossi, dalle bollicine ai grandi vini francesi, dal corso di abbinamento cibo-vino (mitico, a via Basento: all’epoca avevo entrambe le mani ingessate e facevo un po’ fatica a mangiare e bere, ma erano serate indimenticabili) alla serata monstre al Ponte della Ranocchia, quando c’erano ancora Sandrone e Mara, con i grandi vini rossi di Borgogna della Romanée-Conti (ricordo ancora la preoccupazione di portare in motorino una magnum di La Tache – forse proprio del 1990 – che mi avevano incaricato di andare a prendere non mi ricordo più dove).

Quelle belle serate erano un delirio di parole: tutti alla ricerca nei vini dei profumi e dei sapori più strani – fiori bianchi, frutta rossa, spezie, agrumi, albicocca, pesca, cioccolato, tabacco, cuoio, salmastro, inchiostro, polvere di cannone – e via dicendo. E il delirio aumentava via via che aumentava il tasso alcolico. Io normalmente ne sentivo assai pochi, di profumi (e dentro di me un po’ mi dispiacevo e un po’ mi chiedevo come cazzo facessero gli altri a sentire tutte quelle sfumature) e soprattutto facevo ancora più fatica a definirli, ma mi piaceva giocare. E poi è vero che i vini cambiano molto con il passare dei minuti e che a volte (assai spesso) annusare, anche senza riuscire a chiamare con il nome giusto quello che si snasa, è meglio che bere.

Poi anche il gioco è venuto un po’ a noia ma con due o tre amici (Antonio, Ursula, Diego) abbiamo fondato la nostra cellula segreta di Arcibevitori, senza tessere e senza cariche sociali, e abbiamo continuato negli anni a vederci per mangiare e bere, diradando poi nel tempo  gli appuntamenti per vari motivi –  i lavori, i cambi di casa e, ahimé, l’età –. Ma ancora adesso, ogni tanto, ci si trova per  bere e mangiare. E parlarne, E poi se ne parla ancora, di persona o anche al telefono.

Ho pian piano perso l’abitudine a cercare profumi particolari, non però a snasare il bicchiere. A volte non so dire perché un vino mi piace, ma so se mi piace o no. Di solito il fattore principale è la complessità. Ci sono vini che sono mondi interi e, al di là delle parole per dirli, è bello avere il tempo di annusarli. Peccato che poi la memoria sia quello che è. E tutto passa.

Per questo ho aperto questa pagina. Per scrivere di quello che bevo, che compro, che leggo. Del vino che faccio (ma questa è un’altra storia…). Per lasciare qualche pietruzza nel mio cammino di bevitore. In modo da poter ritrovare, se serve, la strada.

Bevuti (B), comprati (C), letti (L) di recente

Fratagranda 2007, Pravis, Lasino (Tn)
Come e meglio di Bordeaux: Ottimo
Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot, taglio bordolese denso e scuro, ma insieme intrigante e assai bevibile. Quasi una quadratura del cerchio per un’azienda che fa tanti vini (tutti buoni) e che in questo ha il suo Best.

Gewürtstraminer 2009, Boeckel, Alsace
Molto ricco e molto accessibile, anche nel prezzo: Molto buono
Fruttato il giusto e gran bella beva, nonostante i 14 gradi e mezzo. Una bella scoperta.

Sagrantino Colle Grimaldesco 2005, Tabarrini Montefalco
Quindici gradi…: Assai buono
Colore rubino scuro, 15 gradi, profumi intensi di frutti rossi (e poi, nel bicchiere vuoto, un sentore di noce impressionante). In bocca tannini importanti che si sposavano bene con il fritto della polpetta.

RIPRENDO DOPO ANNI DI BEVUTE PRIVATE: O LA USO, QUESTA PAGINA, O LA CANCELLO. RIPROVIAMO AD USARLA…

Sauvignon Sanct Valentin 1997, Cantina sociale S. Michele, Appiano (Alto Adige)
Stupefacente (e non è un oppiaceo): Oltre ogni voto
Naso e bocca potenti come se avesse quindici anni di meno. Ma allo stesso tempo li senti tutti, questi diciannove anni passati.

One thought on “Vini

  1. Enrico, grazie di avermi letto….non so se leggi anche in inglese…c’è un altro libro mio uscito quest’anno negli Usa…un thriller…si chiama “The Other Eisenhower”….anche in e-book… un abbraccio…Marco Di Tillo

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